Hortus pictus e hortus siccus

Un riconoscimento certo delle piante incominciò nel Cinquecento, quando i dati mitologici non furono più ritenuti sufficienti per utilizzare un’erba medicinale. I semplicisti si resero conto che per una buona lettura delle piante servivano manuali descrittivi contenenti immagini veritiere (hortus pictus) e gli exsiccata (hortus siccus) in modo da poter scambiare materiale di studio e di confronto ed usare con sicurezza la droga medicinale, senza dubbi o possibilità di errore. Sempre a questo scopo, con l’arrivo delle piante del Nuovo Mondo, sentirono l’esigenza di strutturare degli orti dei semplici (hortus vivus) nei quali piantare i semi ricevuti in scambio da altri studiosi e poter osservare le piante critiche durante tutta la loro fase vegetativa. Anche presso le grandi università nacquero gli orti riservati agli studenti di medicina (hortus cinctus) dove si iniziava a praticare la lettura e l’osservazione dei semplici dal vivo (ostensio simplicium).

Sempre in quel periodo, a Verona si era affermata una scuola d’arte medico-naturalistica con valenti pittori quali Caroto, Farinati, Brusasorci e Ligozzi che accettarono l’incarico di dipingere tavole naturalistiche per gli studiosi del tempo, impegnati nella realizzazione dell’opera enciclopedica aldrovandiana Microcosmo di natura. Ma per i botanici diventarono sempre più indispensabili le mummie vegetali preparate con le carthe strazze e le colle conservanti, secondo il metodo impartito da Luca Ghini, che pure il suo allievo Calzolari volle apprendere, in quanto era convinto che…i molti e gravissimi errori cagione, et à Medici et alli Speziali è stata à giorni nostri la ignoranza de semplici.

Il medico Mattioli, inoltre, precisava che malagevolmente si può considerare nelle stampate per non dimostrare elle di tutte le predette se non l’effige d’un tempo solo, et ancho perché le cose artificiose, et dipinte non dimostrano mai cosi perfettamente i lineamenti delle cose, come fanno le vive, naturali e vere. A Verona, grazie all’operato del peritissimo Calceolario, speziale alla Campana d’Oro, e alla ricca raccolta di exsiccata del suo Museo, arrivarono moltissimi botanici per scopi didattici, curiosi di percorrere il sentiero che portava sul Monte Baldo, definito Hortus Italiae, per osservarne le numerose rarità.

Share